Robot umanoidi, supercomputer per l’intelligenza artificiale, sistemi di accumulo e chi più ne ha più ne metta. La verità è che Tesla è solida perché continua a vendere automobili. Guardando i numeri, lo fa ancora molto bene.
Nel primo semestre del 2026 la Casa di Austin ha consegnato 838.149 vetture in tutto il mondo, frutto delle 358.023 del primo trimestre e delle 480.126 del secondo. È un risultato che riporta l’azienda sui livelli del 2024 e interrompe il rallentamento vissuto nel 2025, quando le consegne erano scese a circa 721 mila unità nello stesso periodo dell’anno.
Il secondo trimestre appena concluso è stato addirittura il migliore di sempre per Tesla in questo periodo dell’anno e ha superato le aspettative degli analisti.
Le auto interessano ancora?
Eppure, osservando la strategia dell’azienda, si ha quasi l’impressione che la vendita di automobili non sia più il centro del progetto industriale. Per anni Tesla è cresciuta grazie a Model 3 e Model Y, diventando il punto di riferimento della mobilità elettrica. Però questi modelli iniziano ad accusare il peso degli anni. La concorrenza cresce ed Elon Musk e soci dovrebbero pensare a rinnovare la gamma.

Tesla Model Y 2026: RWD Premium
Foto di: Mack Hogan/InsideEVs
Invece, con un Cybertruck che vende molto meno delle aspettative, e Model S e Model X che, dopo anni di numeri “residuali”, sono state definitivamente tolte dal mercato, all’orizzonte non si vedono novità. E non parliamo del caso Roadster, che è diventato ormai quasi una barzelletta. In questo scenario, c’è da inquadrare la questione Cybercab.
Il robotaxi da solo può bastare?
Ecco, oggi, buona parte degli investimenti sembra convergere proprio verso il taxi a guida autonoma.Tesla sta spendendo molte energie per avviarne la produzione su grandi volumi, ma la mossa sembra azzardata.

Il Tesla Cybercab non ha volante né pedali
Foto di: InsideEVs
Il taxi autonomo presentato lo scorso anno e privo di volante e pedali, infatti, è stato progettato per funzionare esclusivamente senza conducente. Il problema è che questa tecnologia non è ancora autorizzata a operare liberamente nella maggior parte del mondo. Negli Stati Uniti il servizio è limitato a poche aree geografiche e procede sotto il controllo delle autorità competenti, mentre in Europa una normativa che consenta la circolazione di veicoli completamente privi di comandi tradizionali appare ancora lontana. Allora perché forzare i tempi?
Uno sguardo al futuro
In realtà la spiegazione potrebbe essere molto più semplice. Tesla sta ragionando come un’azienda tecnologica più che come un costruttore automobilistico. Se la guida autonoma completa dovesse ottenere il via libera normativo nei prossimi anni, arrivare impreparati significherebbe perdere un vantaggio competitivo enorme. Industrializzare un nuovo modello richiede tempi lunghi, investimenti miliardari e una filiera perfettamente organizzata. Aspettare che la legislazione sia pronta significherebbe iniziare quando i concorrenti potrebbero già essere operativi.

Tesla Robotaxi: per ora il servizio è operato con delle Model Y modificate
Foto di: Tesla
Insomma, come spesso è successo, Elon Musk sta forse giocando d’anticipo, con la volontà di aprire nuove strade. È probabilmente questa la chiave di lettura della strategia Tesla. Le Model 3 e Model Y continuano a finanziare l’azienda e, dopo un 2025 difficile, le vendite sono tornate a crescere (anche in Italia). Ma il prodotto su cui Musk sembra voler costruire il prossimo decennio non è quello che oggi riempie le concessionarie. È un’auto che, almeno per ora, nella maggior parte del mondo non può ancora svolgere il compito per cui è stata progettata.

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