Qualche anno fa, durante un colloquio informale con un designer di una grande Casa automobilistica, gli chiesi come fosse possibile puntare ancora su SUV pesanti e poco aerodinamici. Lui mi rispose: “Vedrai, tra pochi anni le forme cambieranno. Il SUV diventerà un’auto molto diversa”.
Aveva ragione: oggi le sport utility stanno perdendo angoli, riducendo superfici verticali e assumendo proporzioni più fluide, perché efficienza e design non possono più permettersi di viaggiare separati.
Con l’arrivo di EV, HEV e PHEV, l’aerodinamica è diventata una priorità. Ogni dettaglio che riduce la resistenza all’aria vale chilometri di autonomia o decimi di litro risparmiati. Ed è per questo che anche il SUV compatto, un tempo simbolo di “massa su ruote”, ora scivola nell’aria con un’attenzione inedita. E il SUV del futuro sarà molto diverso da quello che conosciamo.
L’aerodinamica è diventata un’esigenza, non un dettaglio
Aerodinamica non significa soltanto forma, ma piuttosto efficienza pura. La resistenza dell’aria cresce con il quadrato della velocità, e un miglioramento del Cx -il coefficiente aerodinamico- ha effetti immediati su consumi, autonomia e rumorosità.
Ogni SUV moderno deve tenerne conto: EV, HEV e PHEV hanno bisogno di ottimizzare ogni watt, e questo ha imposto un cambiamento radicale.
Anche un miglioramento di 0,02 nel Cx può portare, in autostrada, a riduzioni di consumo del 3-5%. E non è un caso che i SUV più recenti puntino tutti a un Cx sotto lo 0,30, un livello che fino a pochi anni fa era impensabile per vetture così alte.

Renault Scenic E-Tech Electric: superfici morbide, tetto rastremato, proporzioni da EV. Obiettivo: l’equilibrio tra spazio e flussi d’aria.

Peugeot E-3008, frontale scolpito e coda fastback, per ricavare eleganza da forme che scivolano nell’aria
Foto di: Peugeot
Cos’è il Cx e quali auto lo hanno reso famoso
Il Cx, o coefficiente di resistenza aerodinamica, misura quanto un’auto “taglia” l’aria. Più è basso, più l’auto è efficiente. Nella storia non sono mancate vetture sorprendenti: la Citroën DS scendeva già a 0,33 negli anni ’60, la Audi 100 C3 fece scalpore con 0,30 negli anni ’80, e la GM EV1 arrivò a un incredibile 0,195 nel 1996. E, non a caso, l’erede della DS fu chiamata proprio CX, per le sue forme altamente aerodinamiche, anche non superarono il valore di 0,34.
Oggi le migliori elettriche sono su livelli simili o migliori: la Mercedes EQS tocca 0,20 e la Tesla Model S si ferma a 0,208. Ma la vera sfida è per i SUV, che per natura hanno volumi più verticali: tra i più aerodinamici troviamo la BMW iX (0,25), il Mercedes GLC Coupé (0,27), la Hyundai Ioniq 5 (0,29) e la nuova Puma che, pur compatta, migliora sensibilmente rispetto alla generazione precedente.

La Mercedes EQS vanta uno dei Cx più bassi in assoluto per le auto di serie
Foto di: Mercedes-Benz

Tesla Model S: con il suo corpo vettura lungo e affusolato, il frontale chiuso e il tetto basso è una delle elettriche più aerodinamiche sul mercato
Foto di: Tesla
Le soluzioni stilistiche che rendono un SUV più efficiente
Per ottenere un SUV aerodinamico serve un lavoro di squadra fra design e tecnica. Le soluzioni più efficaci sono frontali più inclinati, superfici continue prive di spigoli, montanti posteriori sottili, coda pulita e arrotondata, tetti più bassi. In più, canaline, deviatori, spoiler attivi e passaruota devono essere sagomati per migliorare lo scorrere dell’aria.
Il design non può essere solo bello da vedere: deve funzionare. Le superfici devono guidare l’aria, e allo stesso tempo restituire un’identità forte. È qui che i designer fanno la differenza: un SUV può essere alto, pratico e spazioso, e anche efficiente.

La Volkswagen ID.4 è sempre stata una vettura alta dalla linea equilibrata e pensata per ridurre turbolenze e consumi

La BMW iX dimostra che anche un SUV grande può raggiungere un Cx sorprendente, con le giuste soluzioni
Foto di: BMW
Tra moda e necessità: il SUV del futuro cambierà ancora
Il mercato chiede ancora SUV: alti, pratici, versatili. Ma l’efficienza non è più negoziabile, e l’aerodinamica è ormai parte integrante del linguaggio delle auto moderne. Vedremo modelli meno verticali, meno massicci, più affusolati — una sorta di ritorno alle coupé e alle fastback che abbiamo visto scomparire negli ultimi vent’anni.
I corsi e ricorsi della storia dell’auto sono sempre sorprendenti: dopo l’epoca delle monovolume e quella dei SUV, arriverà forse il momento di vetture più snelle, più efficienti, pensate per scorrere nell’aria e non per contrastarla.
E in fondo, quel designer lo aveva anticipato bene: le forme cambieranno. Ed è esattamente ciò che sta accadendo, un SUV alla volta.

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