Che Musk non sappia stare con le mani in mano è cosa nota. Se non le tende verso l’alto in gesti equivoci, magari le usa per twittare – pardon, scrivere – su X. L’operazione sulle quali le sue mani sono state impegnate di questi giorni, però, ha tutta un’altra rilevanza. Per le sue stesse aziende, per gli altri costruttori di auto e per la vita futura di tutti noi.
Anche perché, anche questo è cosa nota, se Musk ha una visione, investe tutto sé stesso e le risorse che ha a disposizione per concretizzarla. E quasi sempre ci riesce.
La notizia è quella della fusione, sotto un’unica azienda, della sua SpaceX, colosso aerospaziale che lavora con la NASA e cura l’infrastruttura satellitare Starlink, con la sua xAI, specializzata nello sviluppo di intelligenza artificiale. Un’operazione da 250 miliardi di dollari che porta a un valore totale stimato del conglomerato di 1,25 trilioni.
Tesla non fa parte dell’operazione. Per ora. E se dovesse succedere – non ci sono buone ragioni per pensare che non avverrà – il quadro di Musk sarebbe finalmente chiaro a tutti. Ovvio, eventuali annunci vanno presi con le pinze, anche considerando i proverbiali ritardi di Tesla nella programmazione, ma ciò non toglie la rilevanza di ciò che succederà. È questione di tempo.
Meno auto, largo ai robot
L’uscita di scena di Model S e Model X non è un segnale di debolezza. Quei modelli hanno fatto il loro tempo e i numeri di vendita erano oramai scarsi; dunque, sono sacrificabili per liberare spazio – fisico e mentale – che Tesla ha deciso di destinare ad altro. In particolare, a Optimus, il robot umanoide che per Musk rappresenta la prossima vera scommessa industriale. È il segnale più chiaro che Tesla non sta più ragionando per “gamma”, ma per priorità strategiche, e che l’etichetta di produttore di auto le sta stretta.
La chiave sta tutta nella continuità tecnologica: Optimus non nasce come un progetto separato, ma come un’estensione diretta di ciò che Tesla ha già costruito, appreso e affinato con le auto. Stesso approccio alla visione artificiale, stesso principio “camera-first”, e – questo è il punto critico – la stessa famiglia di telecamere utilizzata su Model 3 e Model Y. Non è un dettaglio tecnico: è un vantaggio competitivo enorme.

Tesla Model Y Standard 2026
Foto di: Tesla
Significa sviluppare un sistema di percezione su milioni di veicoli già in circolazione, abbattere i costi grazie a economie di scala fuori portata per qualunque azienda di robotica e riutilizzare hardware, software e competenze senza dover partire da zero. Tesla non sta “provando” a fare robot: sta usando una piattaforma che funziona già nel mondo reale, ogni giorno, da anni.
Ecco perché poi modelli di nicchia come il Cybertruck, che finito l’effetto “wow” non sta macinando record nella sua categoria, o la Roadster, che è ancora in programma ma senza una vera data di lancio, diventano marginali nel piano strategico. Non mi stupirebbe se decidessero di staccare la spina a questi progetti.
L’intelligenza artificiale va ben oltre la guida autonoma
Qui entra in gioco xAI, ed è qui che il vantaggio smette di essere solo industriale e diventa strutturale. xAI non è un chatbot come ChatGPT né un progetto parallelo: è il cervello che unifica tutto. A differenza di quasi tutte le AI applicate all’automotive, non viene addestrata principalmente su simulazioni o dataset comprati, ma su dati reali, continui, imperfetti, raccolti da milioni di Tesla in circolazione. Traffico vero, errori veri, comportamenti umani veri.

Tesla Model Y Standard 2026
Foto di: Tesla
Questo significa che l’intelligenza che guida un’auto Tesla e quella che muove Optimus apprendono dallo stesso mondo, con lo stesso linguaggio percettivo. Ed è qui che il cerchio si chiude: ogni Model 3 o Model Y venduta non è solo un’auto, ma una fonte di esperienza per xAI; ogni miglioramento di xAI, a sua volta, torna sull’auto, sul robot e su tutto ciò che verrà dopo.
Gli altri costruttori, tendenzialmente, comprano i software. Tesla allena un’intelligenza proprietaria su scala planetaria. Un vantaggio competitivo che, col tempo, rischia di diventare incolmabile e consegna, nelle mani delle aziende di Musk, tutti gli strumenti per permeare il nostro quotidiano. In cielo, sulle strade, nelle nostre case.

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