Tesla vive un momento concitato. Le vendite non vanno un granché, anche se la tempesta scatenata dall’impegno politico di Elon Musk a sostegno dell’amministrazione Trump è ormai alle spalle e la Casa non viene più “boicottata” in massa come qualche tempo fa.
Se si vende meno è colpa principalmente di una gamma sempre più obsoleta e di una concorrenza sempre più agguerrita. E proprio riguardo alla gamma – attuale e futura – sembra ci siano un po’ di cose in ballo. Nel bene e nel male.
L’intelligenza artificiale come priorità
Partiamo dagli annunci sugli investimenti. Tesla ha annunciato di voler investire 2 miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale finanziando xAI, la società creata da Elon Musk proprio per sviluppare questo tipo di software. Questa mossa permetterà, tra le altre cose, anche di accelerare la messa a punto della famosa guida autonoma completa, quella tecnologia Full Self-Driving che è attesa da anni e che permetterà alla Casa di avviare il servizio di robotaxi in modo capillare.
A proposito di robotaxi, Musk ha anche affermato che i piani sulla produzione di quel veicolo senza volante e senza pedali procedono secondo programma. Quindi, stando a quanto dichiarato in precedenza, i primi esemplari vedranno la luce entro l’anno.

Le Tesla Model Y trasformate in Robotaxi
Foto di: Tesla
Non chiamatelo Cybercab
A proposito, è accaduta una cosa curiosa. Nel 2024 un’azienda francese di bevande, la Unibev, ha depositato il nome Cybercab prima di Tesla e ora la Casa non lo può usare. A meno di non pagarne i diritti.
Elon Musk, nel suo intervento alla conference call, ha parlato di robotaxi e poi si è corretto affermando che non si sa ancora quale sarà il nome ufficiale: “Mi scuso per la confusione. In effetti in alcuni Stati non è consentito usare le parole taxi per questo tipo di servizio, quindi si potrà parlare di qualcosa come Cybervehicle o Cybercar”.

Foto di: InsideEVs
Ecco, Tesla ha depositato immediatamente i brevetti per questi due termini a distanza di 37 secondi l’uno dall’altro. Meglio non farsi fregare da qualche altra azienda che produce pentole o scarpe da ginnastica… Ma torniamo alla sostanza.
Un’offerta in evoluzione
Il ceo non ha mai nascosto la volontà di trasformare Tesla da costruttore di automobili a società di servizi, anche legati alla mobilità, volti a creare “un futuro migliore”. Ecco, quindi, che a fianco del robotaxi l’azienda si sta organizzando per trasformare la Gigafactory di Fremont e sostituire la produzione di Model S e Model X con quella dei robot umanoidi Optimus.

Tesla Model S e Model X alla stazione di ricarica Tesla Supercharging
Poi, sempre secondo i piani del numero 1 aziendale, si dovrà intensificare la produzione del camion elettrico Semi e, come se non bastasse, iniziare quella della tanto attesa Roadster. Per fare tutto questo servono circa 20 miliardi di dollari. Saranno investiti nel 2026, a fronte di un 2025 chiuso a soli (si fa per dire) 8,5 milioni di dollari. L’annuncio è stato accolto positivamente dagli azionisti e il titolo ha chiuso al rialzo dell’1,8%. Ma non tutti sono d’accordo.
Alcuni analisti, infatti, affermano che non si dovrebbe dismettere la produzione di Model S e Model X, quanto piuttosto del Cybertruck. In effetti, nel 2025, il pickup non sarebbe andato oltre le 10.000 unità vendute. Significa che Model S e Model X insieme sono arrivate a 40.000. E sono state ampiamente ripagate.

In tutto questo, Tesla rivede anche i piani sulle celle cilindriche 4680, prima considerate la vera rivoluzione per la maggiore autonomia e la velocità di ricarica, poi diventate inutili (perché montate sul solo Cybertruck, che però non vende) e ora rispolverate anche per altri modelli. Si sa, infatti, che saranno adottate di nuovo da alcune versioni della Model Y. Ma su questo attendiamo dettagli ulteriori.

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