Optimus, disoccupazione e società futura. Come sono legati tra loro? Leggete questo articolo e lo scoprirete.

Dopo il mio ultimoarticolodi gennaio 2026, in questi giorni di fere pasquali mi è venuta l’ispirazione per un nuovo editoriale. Nota: ho preso spunto dalle opinioni diCern Basher.

Il tasso di disoccupazione è una delle statistiche economiche più citate al mondo. Appare sugli schermi televisivi, influenza i mercati ed occupa il dibattito politico.

Eppure, come indicatore del progresso umano, è veramente imperfetto. Ci dice quante persone non lavorano, ma non dice quasi nulla su quanto l’umanità stia progredendo.
La storia infatti suggerisce che i periodi di crescente produttività, innovazione e prosperità spesso siano iniziati con la perdita di posti di lavoro.

Abbiamo visto questo schema ripetersi più e più volte: facciamo qualche esempio.

La Stampa

La stampa(inventata da Johannes Gutenberg nel 1440) cambiò il mondo durante il Rinascimento e diede inizio alla Rivoluzione Scientifica, all’Illuminismo e all’Età Moderna.

L'invenzione della stampa

Per secoli, gli amanuensi (per lo più monaci e monache) avevano copiato meticolosamente manoscritti a mano, costituendo una classe altamente qualificata e rispettata. La stampa rese la loro arte economicamente obsoleta. Vista in senso stretto, questo potrebbe sembrare un danno tecnologico. Vista in senso ampio, fu uno dei più grandi passi avanti dell’umanità: l’alfabetizzazione si diffuse, la conoscenza si democratizzò, la scienza accelerò e nacquero intere nuove professioni, dall’editoria al giornalismo, all’insegnamento.

I telai meccanici

Quandoi telai meccanicisoppiantarono i tessitori a mano, la disoccupazione fu uno dei principali timori. Gli artigiani specializzati temevano la distruzione dei loro mezzi di sussistenza e della loro stessa identità e si organizzarono in rivolte. I luddisti, che presero il nome dalla figura leggendaria di Ned Ludd, distrussero in segno di protesta macchinari tessili che minacciavano il loro lavoro.

 Ned Ludd, il leggendario fondatore del luddismo

Ma il telaio non pose fine alla prosperità, anzi la moltiplicò. I tessuti divennero abbondanti e accessibili, emersero interi nuovi settori industriali e l’occupazione si spostò anziché scomparire. L’ansia fu reale, ma lo fu anche la trasformazione.

Telai tessili automatici

L’introduzione dei telai meccanici (in particolare del telaio meccanico brevettato da Edmund Cartwright nel 1785) fu un evento determinante della Rivoluzione Industriale, trasformando radicalmente l’industria tessile da attività artigianale a conduzione familiare ad un sistema industriale.

L’agricoltura

L’agricolturaoffre un altro esempio. Per gran parte della storia umana, la maggior parte delle persone ha lavorato la terra. Il trattore – e l’ondata di meccanizzazione che ne seguì – distrusse milioni di posti di lavoro agricoli.

Se i politici avessero giudicato il progresso esclusivamente in base al tasso di disoccupazione dei braccianti agricoli, avrebbero potuto opporsi completamente alla meccanizzazione. Invece, quei lavoratori licenziati si spostarono verso l’industria manifatturiera, i servizi, la ricerca ed altri settori. Il risultato non fu una povertà di massa, ma un’abbondanza senza precedenti ed il miglioramento del tenore di vita.

Optimus, disoccupazione e società futura. Il primo trattore a benzina

A John Froelich viene attribuita l’invenzione del primo trattore a benzina funzionante nel 1892 in Iowa. Insieme al fabbro Will Mann, montò un motore a benzina monocilindrico sul telaio di una macchina a vapore, creando una macchina in grado di muoversi sia in avanti che all’indietro, rivoluzionando l’agricoltura.

Gli operatori telefonici

La storia si è ripetuta con glioperatori telefonicinel ventesimo secolo. I sistemi di commutazione automatica hanno eliminato una professione che un tempo impiegava centinaia di migliaia di persone. Anche in questo caso, l’effetto immediato è stato la perdita del lavoro. Ma l’effetto a lungo termine è stato un’esplosione nell’accesso alle comunicazioni, costi inferiori e l’emergere di settori completamente nuovi basati sulla connettività onnipresente.

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Optimus, disoccupazione e società futura. Operatrici per la commutazione manuale delle telefonate

Un tempo 340.000 donne lavoravano come centraliniste telefoniche.

Questi episodi storici rivelano una verità fondamentale:il tasso di disoccupazione è un’istantanea della transizione, non una misura del destino a lungo termine.Il tasso di disoccupazione fotografa l’attrito a breve termine del progresso, perdendo di vista la traiettoria di crescita e trasformazione a lungo termine. Concentrandosi sul numero di posti di lavoro anziché sulle potenzialità, il tasso di disoccupazione confonde i mezzi con i fini.

Il tasso di disoccupazione e l’economia

In realtà, i posti di lavoro non sono lo scopo di un’economia. Sono un meccanismo. Lo scopo di un’economia è produrre beni e servizi che migliorino la vita umana: cibo, alloggio, assistenza sanitaria, conoscenza, energia, mobilità e, sempre più spesso, la quantità di tempo libero a disposizione. Quando la tecnologia ci permette di produrre di più con meno occupazione di esseri umani, non si tratta di un fallimento, ma di un successo. Il paradosso è che ciò che appare come “distruzione di posti di lavoro” in un dato momento spesso si manifesta come “creazione di libertà” in quello successivo.
Il tasso di disoccupazione è una misura fallace anche perché non riesce a distinguere tra lavoro produttivo e improduttivo. Un’economia può raggiungere una bassa disoccupazione assegnando le persone a compiti ripetitivi e a basso valore aggiunto che le macchine potrebbero facilmente svolgere in maniera più efficiente.

Si può anche raggiungere una bassa disoccupazione attraverso vincoli artificiali come la burocrazia o ancor peggio attraverso la creazione di inutili posti di lavoro a causa di logiche clientelari. Vi è mai capitato di arrivare nell’aeroporto di un paese estero ed osservare che persone diverse vi controllano il passaporto più volte, apponendo timbri inutili e ripetendo gli stessi controlli? Nessuno di questi esempi rappresenta un progresso, è piuttosto l’esempio di inefficienze. Al contrario un’economia che sperimenta una rapida automazione può mostrare picchi temporanei di disoccupazione anche se la sua capacità produttiva e la prosperità aumentano vertiginosamente.

Inoltre, il tasso di disoccupazione tratta tutti i lavori come uguali e tutte le perdite di posti di lavoro come identiche. Trascura le differenze salariali, la qualità del lavoro svolto e la competenza delle persone licenziate. Non tiene conto nemmeno dei preziosi contributi non retribuiti, come ad esempio il volontariato, che ampliano il benessere umano senza comparire nelle statistiche sull’occupazione.

La rivoluzione tecnologica odierna

Oggi ci troviamo di fronte a un’altratransizione tecnologicaguidata da intelligenza artificiale, robotica e automazione. Ecco perchè Optimus, disoccupazione e società futura sono legati tra loro.

Come in passato anche oggi la discussione si concentra spesso sulla disoccupazione: quanti posti di lavoro scompariranno? Quali professioni sono a rischio? Si tratta di preoccupazioni legittime. Le transizioni possono essere dolorose, irregolari e dirompenti. Ma la storia ci mette in guardia dal confondere l’innovazione “disruptive” con il declino.

La lezione del telaio, della stampa, del trattore e della commutazione automatica è che quando l’umanità progredisce con una rivoluzione dirompente si perdono di posti di lavoro, non perché la sofferenza sia un bene, ma perché il progresso tecnologico amplia i limiti del possibile. Abbassa il costo dei beni di prima necessità, crea nuove industrie e libera il tempo umano per attività di ordine superiore.

Optimus, disoccupazione e società futura: considerazioni finali

La vera domanda da porsi dunque non è quanti posti di lavoro esistano in un dato momento. È quanto bene un’economia riesca a convertire le capacità tecnologiche in prosperità condivisa. Ciò richiede l’analisi di parametri diversi come: crescita della produttività, redditi reali, accesso a beni e servizi essenziali, livello di istruzione, salute, qualità ambientale e, soprattutto, il grado di libertà umana.

Il tasso di disoccupazione sarà sempre importante come indicatore di stress economico a breve termine. Ma non deve essere confuso con un punteggio di civiltà. Il progresso non si definisce in base a quante persone riusciamo a tenere occupate, ma in base a quanto miglioriamo la vita umana.

In ogni epoca passata, la paura è stata la stessa: che le macchine ci sostituiscano. E fino ad oggi il risultato è stato lo stesso: le macchine ci hanno spinto avanti, ci hanno trasformato verso un futuro più prospero.

Sarà così anche questa volta? Ci attende un futuro sempre più simile a quello del ciclo della cultura di Iain Banks? Io spero di sì, spero in un futuro nel quale la società sarà “post-scarcity” (cioè senza scarsità materiale).

Optimus, disoccupazione e società futura. Iain M. Banks - Lo stato dell'arte

Spero in un futuro nel quale Optimus provocherà disoccupazione (quella buona, che crea tempo libero) e nel quale la società futura sarà libera dalle catene del lavoro.

Spero in un futuro nel quale, grazie alla tecnologia, tutti avranno accesso a risorse, energia, cibo e spazio praticamente illimitati. Un futuro nel quale tutti potranno scegliere cosa fare nel tempo limitato che la natura ci concede su questa terra.

Optimus, disoccupazione e società futura. Voi cosa ne pensate?

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Leonardo Avella
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